Noi vivi

Vico del Grottone, Napoli, Italia
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€ 15 per person
book

Doppio Turno
ore 19.15 e 21.00

Prenotazione obbligatoria
posti limitati

Tanti scalini da percorrere a perdifiato non appena suonavano le sirene: il boato delle fortezze volanti si avvicinava, le bombe sarebbero cadute di lì a breve. Correre, non pensare, arrivare nel cuore del monte Echia, nelle viscere della città, dove si appigliava la speranza della salvezza per i più rapidi, i più fortunati. L’inverno arrivava e la città partenopea rischiava di essere coperta più dalle bombe che dalla neve. Ogni giorno diventava difficile sopravvivere all’arida tragedia di quegli anni. Suonava la sirena, un’altra bomba stava cadendo dal cielo: l’affanno aumentava, le macerie ostacolavano ogni vicolo. Su una parete della gigantesca Cattedrale, scavata nel tufo della pancia di Napoli, esiste una grande scritta incisa con un carboncino: “Noi Vivi”, sembra un sospiro di gioia, un urlo liberatorio per essere riusciti a conquistare la salvezza. Finalmente liberi di continuare a vivere, ma imprigionati ancora nelle viscere della terra.

La luce fievole delle lampadine a 12 volt del Ricovero illuminano a malapena i volti degli sfollati napoletani, stanchi e infreddoliti, i rifugiati cercavano una coperta, un soccorso, uno sguardo o un volto familiare. Un attimo e la sirena poteva suonare di nuovo: la paura tornava, il giorno e la notte si confondevano. Per sopravvivere, bisognava crearsi una “nuova” quotidianità, capace di ricordare che si era ancora umani. Nel tempo i bombardamenti hanno cancellato ogni cosa, ma non la memoria e la speranza di coloro che risalivano in superficie per gridare al cielo e agli attori di quella assurda Guerra: “Noi Vivi”!

“Bisogna fuggire, raccogliere velocemente in un lenzuolo le cose più “utili” e trovare rifugio nell’unico posto dove forse ci si può salvare – con queste parole Febo Quercia, ideato della pièce teatrale e direttore artistico di NarteA, introduce lo spettacolo – Questa rappresentazione è qualcosa di molto diverso dal ‘comune’, sono previsti sette attori in scena ed il fattore emotivo sarà il vero protagonista, grazie anche al supporto organizzativo prestatoci dal Tunnel Borbonico”.

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Galleria Borbonica

Il Tunnel Borbonico, già ribattezzato Galleria Borbonica, prende il nome dal re Ferdinando II di Borbone che nel 1853 ne avviò la realizzazione allo scopo di creare un collegamento segreto sotterrano tra il Palazzo Reale e piazza Vittoria, vicina al mare e alle caserme, in modo tale da consentire una fuga sicura e veloce al Re in caso di pericolo, visti i rischi verificatisi durante i moti rivoluzionari del 1848. I lavori durarono tre anni e furono eseguiti esclusivamente con a mano con picconi, martelli e cunei, e con un’illuminazione fornita solo da torce e candele. Il 25 maggio del 1855 ci fu l’inaugurazione del Tunnel Borbonico con il passaggio di Ferdinando II di Borbone, ma poi restò aperta al pubblico per soli 3 giorni. La galleria chiuse definitivamente per motivi economici e per la decadenza dei Borbone con l’arrivo dell’unità d’Italia. La Galleria Borbonica tornò nuovamente utile durante la seconda guerra mondiale, tra il 1939 e il 1945, quando il suo tunnel e le ex cisterne limitrofe furono utilizzate come ricovero bellico dei cittadini. Grazie a questo percorso segreto trovarono rifugio tra i 5.000 ed i 10.000 napoletani, molti dei quali avevano perso le case durante i bombardamenti subiti dalla città di Napoli sia da parte degli alleati sia dei tedeschi. Dopo la guerra e fino al 1970 la galleria fu utilizzata come Deposito Giudiziale Comunale e servì per immagazzinare tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai bombardamenti, ma anche tutto ciò che veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri, come motoveicoli e automobili.
Solo nel 2005 la galleria è stata riconsiderata dai geologi che cominciarono a scavare nel sottopassaggio rinvenendo man mano vari ambienti e riuscendo nel 2010 a riaprire la struttura al pubblico.

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